CS – Laboratorio di Comunicazione per la Salute e Salute Mentale

Il laboratorio ha lo scopo di studiare e sviluppare ma migliore comunicazione nell’ambito della salute e della sanità.
Opera in collaborazione con l’Osservatorio Sanità.

 

Comunicare con i pazienti


Comunicare con i famigliari


Comunicare la salute mentale

Ministero della salute  – Rapporto salute mentale. Analisi dei dati del Sistema Informativo per la Salute Mentale (SISM). Anno 2023

Report e dati


Salute mentale (ISTAT dati 2015-2017 pubblicato 2018) (link)

La depressione è il disturbo mentale più diffuso: si stima che in Italia superino i 2,8 milioni (5,4% delle persone di 15 anni e più) coloro che ne hanno sofferto nel corso del 2015 e siano 1,3 milioni (2,5%) coloro che hanno presentato i sintomi della depressione maggiore nelle due settimane precedenti l’intervista.

Rispetto alla media dei paesi europei, in Italia la depressione è meno diffusa tra gli adulti e tra i 15-44enni (1,7% contro 5,2% media Ue28) mentre per gli anziani lo svantaggio è di 3 punti percentuali.

La depressione è spesso associata con l’ansia cronica grave. Si stima che il 7% della popolazione oltre i 14 anni (3,7 milioni di persone) abbia sofferto nell’anno di disturbi ansioso-depressivi.

Al crescere dell’età aumenta la prevalenza dei disturbi di depressione e ansia cronica grave (dal 5,8% tra i 35-64 anni al 14,9% dopo i 65 anni). Rispetto agli uomini, lo svantaggio delle donne emerge in età adulta e si acuisce oltre i 65 anni di età.

I disturbi ansioso-depressivi si associano a condizioni di svantaggio sociale ed economico: rispetto ai coetanei più istruiti, raddoppiano negli adulti con basso livello di istruzione e triplicano (16,6% rispetto a 6,3%) tra gli anziani, fra i quali risultano però meno evidenti i differenziali rispetto al reddito.

In Italia nell’anno scolastico 2016/2017 i due terzi degli alunni con disabilità nelle scuole di ogni ordine e grado presenta una disabilità di tipo intellettivo (oltre 170mila alunni). Si stima che i minori con disturbi mentali dell’età evolutiva ospiti dei presidi residenziali siano 11 su 100mila minori residenti.

Per la salute mentale è rilevante la condizione lavorativa: inattivi e disoccupati tra i 35-64 anni riferiscono più spesso disturbi di depressione o ansia cronica grave (10,8% e 8,9%) rispetto ai coetanei occupati (3,5%). Il numero medio di giornate di assenza dal lavoro è tre volte superiore tra gli occupati se affetti da depressione o ansia (18 gg contro 5 gg nell’anno).

Con riferimento alle dipendenze, nel 2016 i ricoveri per diagnosi droga-correlata sono 108 ogni milione di residenti (pari a 6.575, +10% rispetto al 2015), in aumento nell’ultimo triennio soprattutto tra i giovani di 15-34 anni.

Con l’invecchiamento della popolazione, la malattia di Alzheimer e le demenze sono diventate patologie rilevanti per la salute pubblica. Si stima che circa il 4,7% della popolazione anziana ne sia affetta, in particolare le donne ultraottantenni (14,2%). Queste due malattie figurano tra le cause di morte in oltre 52 mila casi all’anno di decessi di anziani.

Il tasso di mortalità per suicidio in Italia è pari a 6 per 100mila residenti (più basso della media europea, pari a 11 per 100mila). Tale quota aumenta con l’età, passando da 0,7 nei giovanissimi (fino a 19 anni) a 10,5 negli anziani, con valori 4 volte maggiori nei maschi rispetto alle femmine. Nella classe di età tra i 20 e i 34 anni, il suicidio rappresenta una rilevante causa di morte (12% dei decessi).

Nel 2016 circa 800mila persone di 18 anni e più (161 per 10mila residenti) hanno ricevuto trattamenti nei servizi dei Dipartimenti di salute mentale (Dsm). Tra gli uomini adulti il principale disturbo è la schizofrenia e altre psicosi funzionali; nelle donne le sindromi nevrotiche e somatoformi e, dopo i 35 anni, la depressione; tra gli anziani la depressione


  • “Dementi”, “pazzi”, “ritardato”, “lobotomizzato”. Le parole dello stigma che si dovrebbero evitare – Tiziana Metitieri – 2020 (linkpermalink)
  • Come i media dovrebbero riportare le notizie sulla salute mentale – Tiziana Metitieri – 2021 (linkpermalink)

Immagini dai manicomi – Il Piccolo – Presentazione libro 2023 – Testo di Andrea Giuseppe Cerra

Immagini dai manicomi: così Basaglia svelò all’Italia la segregazione dei matti

L’editore Mimesis pubblica “La classe è morta. Storia di un’evidenza negata” una disamina sulla malattia mentale con le foto storiche del 1969 di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin
«Il povero, il diseredato che, proprio in quanto privo di forza contrattuale da opporre a queste violenze, cade definitivamente in potere dell’istituto deputato a controllarlo», le parole di Franco Basaglia e Franca Ongaro descrivono in maniera cruda ma profondamente efficace la condizione di un paziente all’interno dell’ospedale psichiatrico.
Un passaggio cruciale del secondo Novecento italiano è stato rappresentato dalla rivoluzione culturale condotta da Basaglia nel riformare il sistema manicomiale italiano.
Il volume “Morire di classe”, pubblicato nel 1969 con fotografie realizzate tra aprile e ottobre del 1968 negli Ospedali Psichiatrici Provinciali di Firenze, Gorizia e Parma e sequenze, create da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, a cura di Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia, fu strumento essenziale per far conoscere e comprendere a un pubblico più vasto, al di là degli addetti ai lavori, attraverso l’analisi scritta quanto visuale, i punti fondamentali del pensiero basagliano. Le speranze riposte in quella istanza di cambiamento hanno trovato risposta nel corso dei decenni? L’impresa è riuscita? Sono scomparse, si sono rarefatte, immagini di quel tipo, oppure si sono trasferite sul territorio, fuori le mura, dentro altre mura invisibili, fatte di molecole ad alto dosaggio e di fasce pendenti dai lettini?

Il libro pubblicato da Mimesis “La classe è morta. Storia di un’evidenza negata” (a cura di Pietro Barbetta, pp. 144, euro 15), a partire dalle storiche immagini di Morire di classe, prova a riattualizzare il tema dell’universo concentrazionario manicomiale, rinchiuso in ospedale, nella forma di trattamento sanitario obbligatorio, e nei reparti di osservazione psichiatrica nelle carceri.

Morire di classe fu un’opera radicale all’epoca anche sotto altri aspetti, come lo stile e il contenuto. Il libro non aveva numeri di pagina e le fotografie non erano attribuite a un autore o fotografo in particolare. «Si decise di adottare una prima formula di assenza di diritto d’autore, rifiutando una prospettiva autoriale e “artistica” a favore di una visione militante e politica dell’uso della fotografia. Fu un prodotto controculturale sotto ogni punto di vista» scrive John Foot, storico dell’Università di Bristol, nella prefazione.

Venne dato grande credito agli effetti che “Morire di classe” ebbe sul pubblico italiano e sulle sue conseguenze politiche, come accadde per il documentario “I giardini di Abele” di Sergio Zavoli girato nell’Ospedale psichiatrico di Gorizia dove, nel novembre 1962, l’équipe psichiatrica diretta da Franco Basaglia aveva trasformato un reparto dell’ospedale in “comunità terapeutica”.

Le immagini ritraggono, per la maggior parte, donne. Manicomializzate, dietro le sbarre, come nell’immagine fotografica utilizzata nella copertina del volume. «Donne e uomini che indossano la camicia di forza, esausti – come nelle opere teatrali di Samuel Beckett – seduti, sdraiati per terra, abbruttiti dalla condizione concentrazionaria, dalla condizione umana» scrive il docente di Psicologia dinamica dell’Università di Bergamo Pietro Barbetta.

“Morire di classe” mostra i volti di persone, che vestono una divisa da carcerati, una blusa nera con colletto bianco, come alunni di una classe elementare, una blusa che copre corpi obesi, ridotti all’anoressia, emaciati, che sembrano trascinarsi lentamente, sdraiati per terra, seduti con le mani sulla testa. Viseità incredule. Le espressioni degli attori somigliano a quelle delle fotografie di “Morire di classe”: estraniate, attonite, incredule. Gli psichiatri classici usano, in questi casi, il termine “stupor”.

Anche qui si tratta di morte, però non si tratta di morire, si tratta di essere «già morte».


XIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria Sociale (2025) – (link)

Oltre un miliardo di persone al mondo convive con un problema di salute mentale, la seconda causa principale di disabilità di lungo termine, con ingenti costi in termini di cure, perdita di produttività e sostegno sociale. Il fenomeno riguarda da vicino anche l’Italia: secondo il report OCSE Promoting good mental health in children and young adults. Best practices in public health, oltre 700.000 giovani italiani convivono con problemi di salute mentale, con ansia e depressione tra i più diffusi.

Uno studio internazionale pubblicato su European Psychiatry evidenzia che il 74% dei problemi di salute mentale insorge entro i 24 anni, rendendo fondamentale la prevenzione e l’intervento precoce tra adolescenti e giovani adulti. Ansia, depressione e altre forme di disagio emergente colpiscono questa fascia d’età con crescente frequenza, a causa di fattori biologici, esperienze traumatiche, esposizione a nuove sostanze e stigma sociale. I giovani rappresentano quindi una popolazione particolarmente vulnerabile, che richiede interventi mirati e strategie preventive dedicate, soprattutto nei periodi critici dello sviluppo, quando la malattia può stabilizzarsi con conseguenze a lungo termine.

Ma il problema non si limita ai giovani, in quanto a soffrire di problemi psichiatrici sono anche gli adulti e gli anziani. Si stima che l’aumento dell’aspettativa di vita abbia causato la comparsa di problemi psichici importanti, rappresentati prevalentemente da disturbi cognitivi, depressione, e disturbi legati al sonno. Si tratta di condizioni che sono dovute a diversi fattori, tra cui la solitudine, la perdita del ruolo, l’insicurezza percepita, la paura della morte.

È in questo scenario che si svolge “Reshaping social psychiatry: opportunità per la clinica, la ricerca e le terapie”, il 14° Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria Sociale (SIPS), dal 30 settembre al 3 ottobre 2025 a Firenze. L’evento riunisce i massimi esperti di psichiatria a livello nazionale e internazionale, mettendo la salute mentale al centro del dibattito e offrendo un aggiornamento sulle più recenti evidenze cliniche, scientifiche e terapeutiche.

Dalla Spagna, Celso Arango, tra i principali esperti mondiali di psichiatria dell’età evolutiva, interviene su “La salute mentale secondo un’ipotesi neuroevolutiva”. Dalla Svizzera Claudio Bassetti, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia e Professore di Neurologia dell’Università di Berna, illustra i piani nazionali ed europei per la salute del cervello. Sul tema della psichiatria sociale, Michaela Amering dell’Università di Vienna illustrerà l’importanza del coinvolgimento dei pazienti nei processi di cura. Il tema delle relazioni sociali e affettive al tempo del digitale verrà affrontato da due dei principali esperti mondiali: il prof. Vittorio Gallese, tra i più autorevoli neuroscienziati italiani, e il prof. Takahiro A. Kato, che illustrerà il fenomeno dell’Hikikomori nelle società digitalizzate.

Il congresso promuove un approccio multidisciplinare che coinvolge esperti provenienti da diverse discipline mediche e dalle scienze sociali, con l’obiettivo di sviluppare strategie innovative per la prevenzione, la cura e la promozione della salute mentale.

“Appare necessario ripensare la pratica clinica psichiatrica secondo le nuove evidenze scientifiche e sociali. Quello che sta accadendo oggi può essere definito una “tempesta perfetta”, costituita da fattori stressanti acuti (ad es., la pandemia da Covid-19 o le guerre) e cronici (ad es., la crisi economica diffusa o i cambiamenti climatici), associati anche ad una riduzione dei fattori di protezione (come, ad esempio, il ruolo della famiglia o delle istituzioni scolastiche)”, afferma Andrea Fiorillo, presidente della Società Europea di Psichiatria (EPA) e presidente della Società Italiana di Psichiatria Sociale (SIPS).

“Inoltre, sembra che la nuova società non sia in grado di adattarsi completamente alla diffusione delle nuove tecnologie con comportamenti disfunzionali sempre più frequenti legati all’utilizzo di Internet o dei social network – aggiunge Fiorillo – Tutto questo significa che, per essere in linea con i tempi moderni, la psichiatria dovrebbe modificare il proprio campo d’azione, decentrandolo e spostandolo in setting di cura alternativi come le scuole, le carceri o i luoghi di lavoro, e utilizzando strumenti innovativi come l’intelligenza artificiale o la realtà virtuale. Nuovi trattamenti farmacologici e psicoterapici, che arricchiscono notevolmente l’armamentario terapeutico, verranno illustrati e presentati dai principali esperti nazionali”.

Secondo i dati OCSE, nei Paesi UE circa 11,2 milioni di bambini e adolescenti fino a 19 anni convivono con problemi di salute mentale, pari al 13% della popolazione giovanile. Tra gli adolescenti tra i 15 e i 19 anni, circa l’8% soffre di ansia e il 4% di depressione. La prevalenza di queste problematiche è in aumento, con un peggioramento del disagio mentale tra il 2018 e il 2022, soprattutto tra le ragazze. Questi dati evidenziano una crisi significativa della salute mentale giovanile in Italia e in Europa.

La pandemia di Covid-19 ha determinato un aumento del 25% dei casi di ansia, depressione e solitudine, aggravando il carico personale, sociale e familiare. A questa emergenza si aggiunge una grave carenza di operatori della salute mentale, che ha contribuito a far crescere i segnali di disagio, in particolare tra adolescenti e anziani.

La salute mentale è oggi considerata una vera e propria emergenza globale: in Europa una persona su sei convive con un problema di salute mentale, ma una su tre non riceve cure adeguate. Ogni anno si registrano oltre 150.000 suicidi nella Regione europea dell’OMS, con il suicidio che rappresenta la principale causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. In Italia, nel 2022, i suicidi sono stati 3.934, il dato più alto dal 2015, a conferma di un fenomeno in costante crescita.

In un momento storico in cui i problemi di salute mentale sono in costante crescita, l’Italia si trova drammaticamente indietro rispetto agli altri Paesi europei e occidentali. A differenza di Gran Bretagna, Spagna e Danimarca – dove sono già attive campagne di sensibilizzazione su larga scala – in Italia non esiste alcuna iniziativa nazionale dedicata a questo tema.

La situazione appare ancor più grave se si considera che non risultano neppure programmi in fase di preparazione. Un ritardo che colloca l’Italia in una posizione di retroguardia non solo rispetto ai partner europei, ma anche nei confronti di realtà come Australia, Canada e Nuova Zelanda, che hanno fatto della sensibilizzazione sulla salute mentale una priorità di salute pubblica.

Per questo motivo, il Congresso SIPS ribadisce con forza l’urgenza di avviare campagne di sensibilizzazione a livello nazionale. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica, combattere lo stigma e favorire una maggiore attenzione istituzionale verso i problemi di salute mentale, che oggi rappresentano una delle sfide più importanti per la società.

La psichiatria sociale ha il compito di individuare i determinanti sociali e genetici della malattia mentale, riconoscendo come l’interazione tra fattori biologici e ambientali possa creare vulnerabilità e aumentare il rischio di sviluppare un problema di salute mentale. Per questo motivo, i giovani sono al centro dell’attenzione clinica e sociale: su di loro si concentrano campagne di sensibilizzazione contro lo stigma, interventi preventivi mirati, nuovi trattamenti farmacologici e psicosociali, e modelli innovativi di servizi di salute mentale. Lo studio delle relazioni sociali, dei fattori di rischio e dell’interazione gene-ambiente consente di costruire strategie più efficaci, personalizzate e inclusive, capaci di ridurre la vulnerabilità e promuovere il benessere psicologico nelle nuove generazioni.

Tra i relatori più rilevanti del congresso, presenti nelle sessioni plenarie, figurano esperti di fama internazionale:

  • Derek Bolton, Emeritus Professor of Philosophy & Psychopathology, Institute of Psychiatry, Psychology & Neuroscience, King’s College London “A revitalized biopsychosocial model: core theory, research paradigms, and clinical implications”
  • Vittorio Gallese, Professore Ordinario di Psicobiologia, Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Unità di Neuroscienze, Università degli Studi di Parma “Le relazioni al tempo del digitale”
  • Claudio Bassetti, Dean, Faculty of Medicine, University of Bern, Switzerland. Professor of Neurology, University of Bern, Switzerland “Brain Health: European and National plans”
  • Helen Killaspy, Professor of Rehabilitation Psychiatry, Epidemiology and Applied Clinical Research, University College London, UK “The crucial role of mental health rehabilitation for those with more complex needs”
  • Peter Fonagy, Head of the Division of Psychology and Language Sciences, University College London, UK “Attachment, mentalization and self-development: some implications for psychological interventions”
  • Giovanni Stanghellini, Professore Ordinario di Psicologia dinamica, Università degli Studi di Firenze “Lo psichiatra come straccivendolo. Una riflessione sulla psicopatologia”
  • Celso Arango, Head of the Division of Psychology and Language Sciences, University College London, UK “Mental health according to a neurodevelopmental hypothesis”
  • Joseph Firth, UKRI Future Leaders Fellow, University of Manchester, UK “Lifestyle and mental health: toward a new paradigm of care?”
  • Jurjen Luykx, Assistant Professor, Head of Program in Psychiatric Genetics, Human Neurogenetics Unit, University Medical Center Utrecht, The Netherlands “Planetary mental health”
  • Takahiro A. Kato, Professor and Chair, Department of Psychiatry, Hokkaido University Graduate School of Medicine, Sapporo, Japan “Social withdrawal and Hikikomori: next on psychopathology agenda? How to evaluate and treat Hikikomori in the digitalized societies”
  • Michaela Amering, Professor of Psychiatry, Department of Psychiatry and Psychotherapy, Clinical Division of Social Psychiatry, Medical University of Vienna “Lived experience expertise and social psychiatry”
  • Petra Gronholm, Research Fellow, Health Service and Population Research Department, Institute of Psychiatry, Psychology and Neuroscience, King’s College London, UK “Mosaic toolkit to end stigma and discrimination in mental health”